Abbiamo le prove di molte associazioni in molte città-stato della Lombardia, della Toscana e dell’Emilia, già dal periodo medievale, le quali nascono con lo scopo di istruire giovani borghesi all’arte del combattimento sia a piedi sia a cavallo.
Conosciamo svariati nomi di queste associazioni: Società dei Forti, dei Gagliardi, della Spada, della Lancia, della Tavola Rotonda, e così via.
Non sappiamo molto della struttura interna di tali assciazioni, se avessero un Maestro, gerarchie formali o altro.
fioreLa prima presenza certa di un Maestro che troviamo, infatti, non è nell’ambito di in una di queste associazioni per il combattimento del cittadino comune.
Sappiamo che un Maestro Goffredo, schermitore, istruì il bellicoso Patriarca Gregorio da Montelongo nel 1259, a Cividale, la stessa città che verrà ad essere successivamente la città natia dell’autore del primo trattato italiano di scherma, Fiore dei Liberi.
Nella stessa città, tra il 1300 e il 1307, troviamo degli atti legali riguardo a un Maestro Arnoldo, “scharmitor”, e nel 1341 un altro documento nomina un certo Pertoldus, schermitore, probabilmente tedesco.
Nello stesso secolo e città esercitava anche Maestro Domenico da Trieste, Pietro, schermitore, un altro tedesco, e Maestro Franceschino da Lucca.

Fuori Cividale, ma sempre in Friuli, abbiamo gli altri 3 Maestri conosciuti del Secolo XIII.
C’è un’abbondanza strana di Maestri in Friuli, e specialmente nella città di Cividale.
Una possibile ragione è che tali Maestri provenissero dalla Germania, così l’Arte cominciò spargersi in Italia da quella regione confinante e bellicosa.
Le prove a sfavore della possibilità che l’Italia imparò l’Arte dalla Germania è la popolarità delle scuole Bolognese fin dal Secolo XIII, sebbene non abbiamo nomi di Maestri. Abbiamo invece la presenza a Parigi nel 1292 di 3 Maestri italiani: Maestro Tommaso, Maestro Nicolò e Maestro Filippo.

Nel secolo seguente troviamo i primi nomi di Maestri delle scuole di Bologna: Maestro Rosolino insegnò nel 1338, Maestro Francesco nel 1354, Maestro Nerio nel 1385. Nel 1410, il vecchio Maestro Fiore dei Liberi, nato a Cividale, in Friuli ma insegnando a Ferrara, scrisse il suo trattato, il Flos Duellatorum.

Possiamo vedere all’inizio dell’introduzione del Flos Duellatorum che i Maestri principali da cui Fiore apprese erano tedeschi, sebbene lui specifica che imparò da italiani e tedeschi, come se vi fossero due diverse scuole e due metodi differenti.

Proprio facendo riferimento all’opera di Maestro Fiore, un passo in particolare lascia intendere quale fosse l’approccio didattico del periodo. Tale passo suona più o meno: “È difficile ricordare tale arte immensa senza libri e scritte, e mai ci sarà un buon scolaro senza libri, e lo stesso per un buono Maestro, perché vidi mille persone chiamate Maestri ma fra loro non troverete quattro buoni scolari, e fra quei quattro buon scolari non troverete un buon Maestro.”

vadiLa crescita progressiva dell’alfabetizzazione e la maggior diffusione di testi scritti nel Medioevo hanno permesso che alcuni trattati di scherma giungessero fino a i nostri giorni. Davvero pochi, in realtà, i manoscritti risalenti al periodo medievale, e, ad eccezione del Flos Duellatorum di Fiore de’ Liberi e del De Arte Gladiatoria Dimicandi di Filippo Vadi, si tratta di testi prevalentemente di provenienza germanica.

Tali manoscritti, italiani e tedeschi, dal XIII al XV secolo, mantengono delle caratteristiche comuni:

  • realizzati dal maestro d’arme su richiesta di una famiglia nobile o una signoria, sono rivolti a cavalieri e nobili, e addirittura se ne vieta espressamente la diffusione tra il volgo.
  • Si riferiscono, come quelli rinascimentali, rigorosamente alla scherma da duello, di solito in steccato, e mai alla scherma da “battaglia” o da mischia.
  • contemplano tecniche schermistiche in armatura e senza, con armi e a mani nude, a piedi e a cavallo.
  • ogni tecnica è descritta mediante una o più illustrazioni che ne colgono i momenti salienti, e quasi ogni immagine è accompagnata da una glossa, spesso in rima, che spiega la tecnica.

E’ sufficiente sfogliare l’esiguo numero di questi trattati per giungere alla conclusione che la scherma medievale è molto lontana da quella propria del moderno immaginario collettivo: è una scherma brutale quanto raffinata, caratterizzata da economia di movimenti e ricerca dell’efficacia nella sintesi, dove la forza è mero supporto all’intelligenza, alla tenica, alla strategia.

i33Il trattato più antico (1295 circa) che sia giunto ai nostri giorni è il manoscritto I33, anonimo, in latino con termini tecnici in lingua germanica, che descirve soltanto tecniche di spada e brocchiero.
Cronologicamente segue il Flos Duellatorum del maestro friulano Fiore de’ Liberi, di cui ad oggi contiamo quattro versioni diverse. Contiene numerose tecniche in un ordine ben preciso: mani nude, daga, spada da una mano, spada da due mani in arme e senza, azza in arme per concludersi con una serie di tecniche di lancia, spada e lotta a cavallo.
Datato intorno al 1450 troviamo il Gladiatoria, di un anonimo tedesco, che illustra tutte tecniche in arme con armi diverse.
Altro blasonato maestro tedesco, autore di ben due trattati, è Hans Talhoffer, contemporaneo di altri maestri quali Johannes Liechtenauer, Paulus Kal e Sigmund Ringeck.
Interessante il manoscritto, sempre tedesco, che va sotto il nome di Codex Wallerstein, che descrive un ragguardevole numero di tecniche di lotta, per concludersi con tecniche di spada da due mani in arme e a cavallo, queste ultime ad opera di un autore (forse un maestro) diverso da colui che si è occupato delle prime.
E’ probabile che tale particolarità sia tipica di una tendenza degli autori del periodo a lasciare che altri maestri, qualificati, aggiungessero o modificassero parti di un trattato, così come il pisano Filippo Vadi invita a fare nel suo De Arte Gladiatoria Dimicandi (1487), altro trattato che segue esattamente lo stile del Flos Duellatorum, ma invertendone l’ordine delle tecniche.

Nello stesso secolo di Maestro Filippo Vadi, Maestro Filippo (o Lippo) il di Bartolomeo Dardi visse e tenne scuola a Bologna. Noi abbiamo notizie di lui e della sua scuola dal 1413. Era anche un astrologo, un matematico e dal 1434 un professore di geometria all’Università di Bologna, dopo avere scritto un libro (ora perduto) sulle relazioni tra scherma e geometria. Morì nel 1464, e uno dei suoi migliori allievi fu Guido Antonio di Luca, il Maestro di Achille Marozzo.

A cura di Marco Rubboli – © 2004 Sala d’Arme Achille Marozzo

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