Sintetica storia della scherma, dei trattati e dei maestri per Firenze e la Toscana, dalle origini ai primi del ‘900

Ad esclusione del periodo gladiatorio romano, ben poco si sa dell’insegnamento della scherma fino al XV secolo, anche se si può supporre che nell’area toscana fossero presenti scuole o quantomeno maestri d’arme per l’addestramento delle milizie cittadine fin dal XII secolo se non prima, come si può dedurre da alcune riferimenti ad addestramenti di armati in cronache e statuti di epoca comunale. La tradizionale propensione del popolo toscano alla pugna da nei secoli origine a una serie di giochi guerreschi atti a tenere allenata la cittadinanza per la guerra con i vicini. Fra questi il singolare Mazzascudo, il cui nome esplicativo ci illustra come erano soliti gareggiare nel XIII e XIV secolo i giovani di Pisa, Firenze, Lucca e Siena, ove questo gioco militare, fatto di battaglie simulate fra squadre, prendeva il nome di Battaglia all’Elmora.

ManciolinoDal XV secolo solo 2 trattati d’arme manoscritti sono pervenuti fino a noi: il famoso “Flos Duellatorum” del Maestro friulano Fiore dei Liberi (1409-10) e il “De Arte Gladiatoria Dimicandi” di Maestro Filippo Vadi (1482-86) che, pur operando alla corte di Urbino, specifica chiaramente di essere originario di Pisa, al tempo già sotto l’influenza fiorentina.

È nel XVI secolo che, grazie all’introduzione della stampa, incomincia la vera diffusione dell’arte tramite i trattati di famosi maestri di scherma, gestori di vere e proprie sale d’armi per l’insegnamento e la pratica schermistica. Sebbene i primi trattati conosciuti siano di Maestri della rinomata scuola di scherma bolognese (Manciolino nel 1531 e il famosissimo Marozzo nel 1536), recentemente è stato riscoperto, grazie agli studi della Sala d’Arme Achille Marozzo, il trattato “Monomachia” del Maestro Francesco Altoni, operante a Firenze nella prima metà del ‘500. Sempre negli ultimi anni e sempre grazie agli studi della Sala d’Arme Achille Marozzo, almeno altri 2 trattati di scherma anonimi del XVI secolo sono stati attribuiti a Maestri d’Arme attivi nei territori di Firenze e Siena. Questo a dimostrare come Firenze, al pari di Bologna, fosse al tempo un punto di riferimento per la scherma in Italia e di conseguenza per l’intera Europa.

ManciolinoLa scuola fiorentina si differenzia da quella bolognese per la maggiore enfasi al gioco di punta, l’uso quasi esclusivo di guardie di piede destro avanzato, in considerazione soprattutto del gioco con spada sola e non accompagnata da arma ausiliaria come tipico della scherma bolognese di inizio ‘500. In pratica a Firenze si vede già l’ammodernamento della scherma nell’ottica delle nuove armi da gentiluomo che si stanno sviluppando e che andranno a essere corredo esclusivamente civile per le vertenze d’onore, mentre Bologna, pur producendo notevoli trattati per tutto il XVI secolo, forse per tradizionalismo rimane in parte ancorata a vecchi schemi di combattimento medievale.

A conferma di ciò vediamo come il primo scritto conosciuto del XVII secolo sia “Trattato in materia di Scherma” del fiorentino Marco Docciolini (1601), il quale riapplica i concetti già introdotti dall’Altoni aggiornandoli all’arma del periodo: la spada da lato a striscia, ormai concentrata su un gioco preponderante della punta. Rimane poi rinomatissimo il trattato “Gran Simulacro dell’Arte e dell’Uso della Scherma” del marchigiano Ridolfo Capoferro (1610) che insegnava però a Siena, al tempo ormai inserita nel granducato di Toscana.

ManciolinoSempre nella Firenze del XVII secolo abbiamo il trattato anomalo “Opposizioni et Avvertimenti sopra la Scherma” del Maestro Iacopo Monesi (1640). Il Monesi, estremamente critico sulla fossilizzazione su schemi e concetti arcaici delle scuole di scherma sue contemporanee, cerca di rilanciare un insegnamento in cui l’allenamento pratico sia fondamentale. Il fatto che il Monesi si dichiari Maestro dei Granduchi di Toscana fa intuire l’importanza data alla disciplina alla corte granducale, nella quale appositi professionisti del settore erano assunti per l’educazione dei fanciulli. Senza contare come i regnanti di Toscana siano stati i soggetti preferiti nelle dediche di opere schermistiche per quasi due secoli.

Se la Francia è considerata da alcuni l’ispiratrice della scherma moderna, va ricordato come la scherma d’oltralpe si basi su concetti già perfettamente noti nella Firenze nel XVI secolo. Sono infatti due regine francesi di natali fiorentini (Caterina de Medici nel 1533 sposa il futuro re di Francia, Enrico II, così come Maria de Medici nel 1600 va in sposa al re Enrico IV) a generare un flusso di maestranze dalla Toscana alla Francia che influenzarono notevolmente le arti, tra cui la cucina e la scherma, in quella corte destinata a diventare dominante in Europa nel secolo XVIII.

ManciolinoSe nel ‘700, l’Italia perde lentamente il predominio sulla scherma e non abbiamo più notizie di scuole o maestri di rilievo a Firenze, non possiamo non citare come il grande Maestro Angelo Domenico Maria Tremamondi Malevolti, rinomatissimo Maestro a Parigi e a Londra, tanto che dalla sua scuola nacquero le tavole illustrative della celeberrima Enciclopedia di Diderot e d’Alembert al titolo “Escrime”, fosse nato a Livorno nel 1717.

È infatti a Livorno, principale porto del Granducato, ove la scherma toscana continua a pulsare anche nel XVIII secolo. Di particolare rilievo le attività del Maestro Andrea Gianfaldoni, di cui il Malevolti fu allievo, e dei suoi figli Giuseppe Maria Gianfaldoni, dalla vita tanto movimentata da essere cantata da Gaetano Donizetti, e Michele Gianfaldoni, che prosegui gli insegnamenti del padre nella città labronica (dalla tradizione schermistica livornese presero vita altri noti schermidori dei secoli seguenti: Bertelli, Pini, Nadi, ecc.).

Intanto nel XVIII secolo a Firenze la scherma langue, tanto che nel 1798 il fiorentino Michele Micheli compone il trattato moralistico “Trattato in lode della nobile, e cavalleresca arte della scherma diretto ai nobili, e cittadini toscani” ove incita i propri concittadini a ripercorrere i fasti del passato nell’arte delle armi.

È solo col ritorno a Firenze, dopo studi a Livorno, del Maestro fiorentino e militare dell’impero napoleonico Alberto Marchionni che si può parlare di una ripresa della scherma a Firenze, per l’esattezza con la nascita della scuola “mista” italo/francese, che, esponendo un sistema di scherma nuova, vede il suo pieno compimento nel trattato del Marchionni “Trattato di Scherma sopra un nuovo sistema di Giuoco misto di Scuola italiana e francese” (1847) e che farà parlare di se per tutto il XIX secolo.

Praticante alla sala del Marchionni fu il celebre Maestro mantovano Cesare Enrichetti, allievo del Maestro bolognese Zangheri, che tenne scuola a Firenze tra il 1848 ed il 1860 circa, in Via de’ Leoni 2. Tale sala, come riporta il Gelli, “era frequentata, in quei momenti di risorgimento di tutto ciò che era italiano, dalla più distinta gioventù di Firenze”. Celebre fu il confronto dell’Enrichetti con il campione napoletano Achille Parise che confermò la superiorità dell’accademia di Firenze. Dopo il 1860, l’Enrichetti si trasferì a Modena per dirigere una delle prime scuole militari del neonato Regno d’Italia, poi a Parma nel 1868 e dare alla luce il proprio trattato “Trattato elementare teorico-pratico di scherma” nel 1871.

ManciolinoInfine, dall’Unità d’Italia (1860) all’apertura del circolo Raggetti a Firenze (1908 e tuttora in attività), il nome più famoso e citato nella scherma italiana è quello di Ferdinando Masiello, a detta del Gelli: “prototipo dello schermidore che non teme rivali”. Il Masiello, successore dell’Enrichetti alla guida della scuola militare di Parma e poi a Milano, pur non essendone accertata esattamente la provenienza, viene citato ripetutamente “da Firenze”. Sicuramente a Firenze diede vita ai suoi famosi trattati “La Scherma italiana di spada e di sciabola” nel 1887 e “La scherma di sciabola” nel 1902.

Certamente Firenze rivestiva una notevole importanza dal punta di vista schermistico nei primi decenni di vita del Regno d’Italia, se si considera che nel 1888 vi si forma la Corte d’Onore Permanente, designata a pronunciarsi sulle vertenze cavalleresche che potevano sfociare in duello d’onore fra gentiluomini (alla sciabola, alla spada o alla pistola). Promotore e presidente per vari anni della Corte d’Onore fu il maremmano Cavalier Jacopo Gelli, che, spadaccino e noto studioso, fu apprezzato autore di numerose opere sulla scherma e in materia cavalleresca. Suo è il più famoso Codice Cavalleresco Italiano (regole che un gentiluomo doveva osservare in caso di una vertenza d’onore e, se si giungeva a tanto, nel corso del duello che poteva seguirne) che alla sua prima edizione nel 1888 seguirono innumerevoli riedizioni a cavallo del XIX e XX secolo.

Segue la lista dei Maestri di scherma operanti nella città di Firenze a inizio del XIX secolo (fonte: Indicatore della città e provincia di Firenze, edizioni 1906 e 1910):

  • Maestro Carovani Carlo – Militare
  • Maestro Ciullini Giovanni
  • Maestro Coda Benedetto
  • Maestro Masiello cav. Ferdinando
  • Maestro Piacenti Marco
  • Maestro Paoli prof. Foresto
  • Maestro Sanesi Giuseppe
  • Maestro Santucci Giuseppe

A cura di Alessandro Battistini con la collaborazione di Riccardo Rizzante – © 2012 Sala d’Arme Achille Marozzo

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