Azza

azza
L’azza, o mazzapicchio, è un’arma in asta utilizzata dalla metà del XIV secolo in risposta al sempre più diffuso utilizzo di armature complete, contro le quali le armi “convenzionali” risultavano sempre meno efficaci.

È costituita da un’asta di legno, a sezione circolare o quadrata, la cui lunghezza poteva variare dal metro e mezzo ai due metri circa.

Sulla sommità era fissata una struttura metallica con tre diverse funzioni:

  • una punta più o meno lunga, nella direzione dell’asta, per tirare colpi di punta come fosse una lancia
  • un martello, spesso dentellato per massimizzare la forza espressa e il danno sul metallo
  • una punta (dalla parte opposta al martello) leggermente ricurva, detta becco o penna, con cui agganciare l’avversario o perforarne la corazza; successivamente una delle due estremità (più frequentemente la seconda) verrà sostituita con una piccola lama ricurva simile a quella di un’ascia o di un’alabarda.

La testa dell’azza era fissata all’asta mediante due bande metalliche più o meno lunghe (collare), che contribuivano sia ad aumentare il peso (e quindi la potenza di impatto), sia a proteggere l’asta da urti con superfici rigide o lame.
L’estremità opposta, detta pedale o calcio, presentava spesso una punta metallica.

I modi principali di impugnarla sono due: le mani poste all’altezza del primo terzo dell’asta, piuttosto vicine, per colpi potenti, oppure poste una a un terzo e l’altra a due terzi (circa) per veloci rotazioni dell’arma. In questo secondo caso possono essere nello stesso verso, ovvero con le nocche verso l’alto, oppure la mano più vicina alla sommità può avere le nocche verso il basso, come fosse una lancia. E’ indifferente se la mano avanzata (portante) sia la destra o la sinistra.
Il secondo tipo di impugnatura, a mani distanziate, oltre a beneficiare di un più efficiente gioco di coppia, permette blocchi molto efficaci anche contro colpi particolarmente potenti, utilizzando la porzione dell’asta tra le due mani.

Per passare rapidamente da un modo di impugnare l’azza all’altro è sufficiente far scorrere la mano avanzata verso quella arretrata; quindi, mentre si recupera l’arma, la stessa mano va riportata nella posizione iniziale. Ciò ha il duplice effetto di allungare la portata dell’arma e rendere più potenti i colpi.

La conformazione di quest’arma non lascia dubbi sulla sua destinazione d’uso: penetrare, deformare e spaccare le corazze di piastre d’acciaio tipiche dei secoli coevi, ovvero dal XIV al XVI.
Va da sé che per ottenere il massimo effetto è necessario portare dei colpi piuttosto caricati, soprattutto discendenti (fendenti), ma anche orizzontali (mezzani) o ascendenti (sottani).

A cura di Andrea Morini – © 2011 Sala d’Arme Achille Marozzo

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