Discorso del maestro

Tu che intraprendi la via della spada, apri le orecchie alle regole fondamentali e comprendi le ragioni dell’arte, affinché tu non dia al tuo maestro motivo di lamentele.

E’ necessario ricordarsi di onorare sempre il proprio maestro, perché il solo denaro non può pagare un tale insegnamento.
Difficile infatti è trovare un buon maestro: io stesso ho visto mille chiamati maestri, e tra tutti loro non si troverebbero quattro buoni discepoli.
Tali falsi maestri appongono nelle loro sale il prezzo di ogni loro insegnamento, ma l’arte non è una meretrice, da essere messa a prezzo.
Io ho voluto tenere un sentiero migliore, tentando di dare veri insegnamenti, essendomi più gradito essere utile ai miei discepoli che a me stesso.
Per me è sufficiente avere dai miei discepoli tre cose: Riverenza come maestro, Fede, perché conviene al discepolo credere, e un Premio sufficiente, poiché senza di esso l’arte perirebbe.

DISCORSO DELL’UTILITÀ DELL’ARTE

Questa arte tanto nobile e tanto alta addestra l’uomo a muoversi, rende l’occhio veloce, ardito e signorile.

Quanti non hanno voluto apprendere questa arte, che non gli è risultata piacevole, sono morti in quantità innumerevole, poiché hanno chiuso le loro porte alla vita.
Infatti non esiste maggior tesoro della vita e ognuno s’ingegna a difenderla e a mantenerla per quanto può: perciò trascura pure ogni altro bene e bada a difendere la tua persona con questa arte, che ti dona la vita mille volte.

DISCORSO DEL COMPORTAMENTO DEL GUERRIERO

Non ti esca di mente che bisogna prendere le proprie difese secondo ragione, e solamente secondo la giustizia.
Chi vuole offendere gli altri senza ragione perde l’anima e il corpo, e getta la vergogna sul suo maestro.

E’ più lodevole cosa perdere con grazia, avendo fatto il proprio dovere, che vincere solo a causa della fortuna, senza grazia e contro la giustizia.
Chi vuole confrontarsi con tutti perderà l’onore per una sola sconfitta tra mille scontri: così chi crede di essere al di sopra in realtà è al di sotto.
Se la lingua di tali persone potesse tagliare come la spada, infiniti sarebbero i morti.
Se non vuoi gettare vergogna su di te non combattere contro più di un avversario alla volta, a meno che tu non vi sia costretto, perché l’impresa non ti riuscirà affatto.
Se tu vi fossi costretto, usa un’arma leggera e maneggevole, e non esporti affondando di punta con decisione, poiché non saresti abbastanza rapido a tornare indietro.
Chi concede al nemico un vantaggio nelle armi crede di avere onore e si espone alla vergogna.
Non rivelare i segreti dell’arte, che tu non sia ucciso per questa ragione.
Guardati come dalla morte dal misurarti per gioco con chi ha motivo di odiarti.
Nota bene questa mia sentenza: tu conosci solo il tuo cuore, non quello del tuo compagno: non fidarti mai di questa tua illusione.

DISCORSO DELLE QUATTRO VIRTU’

Quattro sono le virtù del guerriero e gli animali a cui egli deve assomigliare: quattro sono gli animali con i quali chi vuol seguire la via delle armi deve compararsi, e chi avrà una parte abbondante delle loro virtù avrà onore nelle armi.
Essi sono:

  • l’Elefante , che porta una torre come carico, che mai si inginocchia né lascia varchi aperti, simbolo della Forza, su cui tutto si basa, solida come roccia.
  • il Leone, che mostra il suo cuore rosso e ardito, che invita ognuno alla battaglia, simbolo dell’Audacia, che brucia nelle vene del guerriero.
  • la Tigre, tanto rapida a correre e girare che il fulmine, saetta del cielo, non la può raggiungere, simbolo della Celerità, che mette le ali al movimento.
  • il Lupo Cervino, che sta sopra a tutti, meglio del quale nessuno vede, signore della giusta misura, portatore del compasso, simbolo della Prudenza, che si adatta e misura e scorre.

Buon occhio e conoscenza e velocità, questo è quello che è necessario, e se sono accompagnate dalla forza e da un cuore valoroso non dovrai temere nessuno.
Chi vuole avere onore nelle armi deve possedere conoscenza, forza e ardimento, ma se quest’ultimo manca è meglio rimanere a esercitarsi.
Se non vorrai essere privo di onore misura il tempo e il passo tuo e del tuo avversario, questo è il fondamento dell’arte.

DISCORSO DELL’ADDESTRAMENTO

Il guerriero si esercita cercando di cambiare frequentemente compagno di addestramento.
Infatti è solita nascere l’abitudine alle qualità e ai difetti del compagno, e così sorge il rischio di essere sorpreso da uno stile differente.

Tra i compagni, si deve scegliere di incontrare sempre i migliori, per mano dei quali non è vergogna perdere.
Il guerriero utilizza per l’allenamento armi pesanti, esercitandosi a sostenerle per lungo tempo, protese e lontane dal corpo.
Tuttavia, utilizza anche armi leggere, per addestrare la velocità e l’agilità.
Il guerriero si esercita a combattere con entrambe le mani, per potersi difendere in caso che il suo braccio destro sia ferito, e per aumentare la destrezza e la coordinazione degli arti, cosa utile per combattere con due armi.
Il guerriero pratica il combattimento con armi corte, per sviluppare il coraggio ed esercitare l’occhio alla parata.
Non dovrà, infine trascurare l’addestramento con la sola spada, l’arma che lo accompagna sempre e in ogni situazione.

DISCORSO DELL’ATTACCO E DELLA DIFESA

Sappi che l’ingegno vince ogni forza: se un uomo grande ti sembra troppo forte per te adopera l’ingegno, che ti da vantaggio.
Chi conosce molti colpi ha in sé molto veleno, chi ha poca conoscenza agisce con grande fatica e spesso rimane vinto.

Nel combattimento il guerriero non si fermerà mai a lungo in una posizione di guardia, ma si sposterà mutando posizione e passando da una guardia all’altra, continuamente, non lasciando al nemico il tempo per studiare l’azione perfetta, né permettendo di immaginare quale sarà il suo attacco.
Mai rivelerà all’altro le sue intenzioni, quali colpi è in procinto di portare.
Sempre terrà l’occhio alla mano della spada del nemico, perché è indispensabile avere conoscenza dell’origine dell’attacco.
L’attacco verrà sferrato sempre con l’attenzione rivolta al tempo e alle distanze, accompagnando la mano con il piede, perché l’azione sia armoniosa, e non rimanga senza appoggio, troppo lontana dal centro di colui che attacca.
Il colpo di taglio portato da destra a sinistra è il colpo più nobile e più pericoloso, perché sferrandolo il guerriero si scopre e si offre completamente al nemico. Tale colpo richiede la conoscenza dei tempi e delle distanze.
Il colpo consigliabile è sempre il colpo più rapido, il colpo che percorre la minore distanza, il colpo della strada retta.
Si intimorisce maggiormente il nemico tirando colpi al viso, piuttosto che colpi alla parte bassa del corpo. Infatti il viso e la testa sono la sede dei sensi e della coscienza.
Chi attacca in basso si volge contro la parte del nemico più lontana dall’origine del proprio attacco, allontana troppo la spada da sé e troppo si avvicina al nemico.
Tuttavia, se il guerriero desidera ferire in alto è opportuno iniziare l’attacco dal basso, mentre se vuole ferire in basso dovrà iniziare l’attacco dall’alto, infatti la mente di colui che difende, occupata a preservare una parte del corpo, si concentra su tale parte, e si dimentica del resto.
Non è consigliabile attaccare con un colpo singolo, ma piuttosto raddoppiare ogni colpo, in quanto il primo è più facile da parare che il secondo, che giunge inaspettato.
Se il nemico si trovasse vicino, il guerriero tirerà solo colpi corti e brevi, per non allontanare da sé la propria spada che, occupata ad offendere, sarebbe incapace di difendere. Infatti bisogna che la spada sia anche un grande scudo che copre tutto il guerriero, che non sia mai troppo lontana, né nel difendere né nel colpire: è cosa molto saggia che essa faccia sempre il percorso più breve.
Il bersaglio migliore è sempre la mano o il braccio: il membro che sospinge l’acciaio, subito dietro all’arma, questo è il punto che si deve colpire. E’ consigliabile, infatti, che il guerriero offenda il membro del nemico che più lo può offendere.
L’attacco più efficace contro gli esperti combattenti è l’attacco portato all’interno del tempo del nemico, l’azione che inizia e si conclude nel tempo in cui il nemico si prepara ad agire. Tale azione attacca e difende insieme.
Il guerriero potrà attaccare appena il colpo del nemico sia passato a vuoto, e anche questo richiede perfetta conoscenza dei tempi, ed ancora vi è l’attacco portato quando il nemico, dopo un’azione, non è tornato ancora alla sua guardia sicura.
L’arte della difesa è superiore all’arte dell’attacco: è più difficile e più importante saper parare che saper portare colpi, è miglior cosa saper proteggere se stessi che saper ferire gli altri.
Si può parare fermando il colpo del nemico oppure deviandolo.
Se il guerriero si vuole attestare in difesa, e combattere in questo modo, è necessario che il nemico attacchi, ma se costui invece fugge, allora il guerriero dovrà fingere di fuggire, così che il nemico sia spinto a venire avanti.
Se si vuole che il nemico tiri un certo colpo, allora si deve portare lo stesso colpo più volte, perché i combattenti hanno lo spirito delle scimmie: quello che vedono imitano.
Quando si debba parare un colpo, lo si pari andando avanti e non indietro: in questo modo, infatti, lo si incontra quando ancora non ha acquisito forza, lontano dalla punta che è veloce e sfuggente e dotata di maggiore energia.
Fuggendo, inoltre, si rende più difficile rispondere all’azione del nemico. Infatti non bisogna lasciarsi tempestare di attacchi ma, una volta parato il colpo, è necessario rispondere immediatamente, per non dare al nemico segno di timore e per coglierlo nel suo momento di vulnerabilità. E’ cosa molto più lodevole ferire rispondendo al colpo del nemico che di primo colpo.
Se si combatte con un’arma nella mano sinistra il contrattacco può essere portato nello stesso tempo della parata, seguendo una strada diversa: la strada alta se il nemico ha scelto la strada bassa, la strada di destra se il nemico attacca sulla strada di sinistra. E’ necessario però attendere di aver preso contatto con la spada del nemico per mezzo della seconda arma: il controllo dell’attacco nemico é imprescindibile. In quel momento, non prima, non dopo, il guerriero si impegnerà nel contrattacco.

 

I precedenti principi, liberamente parafrasati, sono stati estratti dai seguenti autori:

  • Fiore dei Liberi (Flos Duellatorum, 1410)
  • Filippo Vadi (De Arte Gladiatoria Dimicandi, data esatta incerta tra il 1482 e il 1487)
  • Achille Marozzo (Opera Nova, 1536)
  • Antonio Manciolino (Opera Nova, 1531)
  • Angelo Viggiani (Dell’Arte di Scrimia, 1588)
  • Giacomo di Grassi (Ragione di Addoprar Sicuramente l’Arme, 1570)

A cura di Marco Rubboli – © 2000 Sala d’Arme Achille Marozzo

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