La lotta in Italia nel XV e nel XVI secolo

La lotta, in ogni epoca, cultura e area geografica, è un aspetto arcaico dell’uomo, sia come gioco, all’interno del suo processo di crescita, sia come attività rituale e sportiva. Allo stesso tempo, è componente fondamentale e imprescindibile della preparazione marziale di ogni combattente. La manualistica schermistica tedesca del XV a XVI secolo testimonia chiaramente quanta attenzione vi si dedicasse, almeno nell’Europa centrale: basti pensare all’opera di Fabian von Auerswald, o al Das Buch von Füßringen, o ancora al Kunstlicher stuck Kämpffens Ringens und Werffens.

A dispetto del copioso materiale trattatistico italiano dei medesimi secoli, solo esigua parte possiamo riscontrare relativa al confronto a mani nude. Effettivamente soltanto tre maestri ne parlano in maniera significativa: Fiore dei Liberi, Filippo Vadi ed Achille Marozzo.

Come è noto, il De Arte Gladiatoria Dimicandi è fortemente basato sul Flos Duellatorum (precisamente sul codice Pisani-Dossi), per cui una sostanziale corrispondenza delle tecniche di lotta tra i due manuali non desta particolare stupore.

Diverso è, invece, il caso delle somiglianze delle tecniche di lotta illustrate da Marozzo nell’Opera Nova con quelle dei due maestri medievali, tanto che si potrebbe provocatoriamente avanzare la seguente questione: pur non avendo evidenze di una tradizione schermistica che leghi gli autori medievali a quelli rinascimentali, è lecito ipotizzare una tradizione italiana relativa al combattimento a mani nude?

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A cura di Andrea Morini – © 2014 Sala d’Arme Achille Marozzo

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